Omelia di don Claudio Carboni. S. Messa del 30 aprile 2020

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5/5/2020

Don Claudio Carboni, delegato arcivescovile per le Confraternite della Diocesi di Milano e Assistente Spirituale per la Lombardia della Confederazione delle Confraternite delle diocesi d'Italia,giorno 30 aprile 2020, in diretta facebook dalla Chiesa dell'Oratorio S. Crocifisso ha celebrato la Santa Messa seguita poi dall’Adorazione Eucaristica. Ne riportiamo di seguito il testo dell’omelia.

Carissimi fratelli e sorelle, cari confratelli, care consorelle delle nostre Diocesi Lombarde, celebriamo questa Eucaristia secondo la liturgia ambrosiana.

Il vangelo che abbiamo appena ascoltato, fa sempre parte del capitolo sesto che stiamo leggendo in questi giorni del tempo della gioia, del tempo della Pasqua. Ieri veniva ricordato nel Vangelo al capitolo sesto e anche nei giorni scorsi, ma soprattutto ieri, il momento in cui Gesù compie il miracolo della moltiplicazione dei pani.

Oggi abbiamo ascoltato dall’ evangelista S. Giovanni, quel momento in cui Gesù cammina sulle acque, i discepoli lo vedono, lo riconoscono e Gesù indica loro ciò che dice anche a noi oggi, un atteggiamento importantissimo, quello del non avere paura. Gesù dice: “Sono io, non abbiate paura”. Oggi anche con questa Eucaristia, il sentirci in comunione insieme, attraverso anche questi mezzi di comunicazione, ma soprattutto nella comunione dei santi di tutta la Chiesa che sappiamo essere efficace, si avvera. Noi ravviviamo, desideriamo ravvivare la fede nel Signore Gesù risorto e presente soprattutto nel mistero del Sacramento che lui ci ha donato che è sé stesso, mistero del sacramento dell’altare, dell’Eucaristia, della presenza viva del Signore Gesù in mezzo a noi, è lui che ancora oggi ci dice: “Sono io, non abbiate paura”.

Ecco allora il ritrovarci nella fede, non tanto solo per rincuoraci, per dire certo poi tutto passerà, anche questo periodo, sistemando tutto con una pacca sulla spalla. Questo lo dice chi non ha una lungimiranza di fede. Per ciascuno di noi, figli di Dio, la prospettiva è più ampia, più importante: è Gesù che ancora una volta dice: “Sono io”. Certo occorre “farlo salire”, come dice il Vangelo con una espressione molto bella, lasciarlo “salire” nella nostra vita, nella nostra quotidianità, farlo entrare ancora una volta nel nostro cuore, dare a lui spazio e tempo, questo vuol dire ciò che il Signore ha ricordato proprio a ciascuno di noi anche oggi. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare, si avvicinava alla barca, ebbero paura ma disse loro: “Sono io non abbiate paura”, allora vollero prenderlo sulla barca e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Qual è la direzione della barca che è la Chiesa come dicono i Padri della Chiesa? Qual è la nostra direzione? Dove noi puntiamo per andare avanti? Senza il Signore Gesù questa strada, la direzione giusta non la vediamo; la intravediamo, ma non riusciamo a percepire veramente la via. E solo il Signore Gesù ci dà i mezzi, la potenza, l’efficacia, la speranza del saper vivere, allora è questo tragitto che ci porta veramente al traguardo che è poi anche il cielo.

Ecco allora chiediamo tutto questo nell’Eucaristia che stiamo celebrando, nell’adorazione che tra poco vivremo insieme anche se a distanza, anche se nelle nostre case.

A questo proposito mi pare bello citare una preghiera presente in una delle omelie eucaristiche del nostro grande S. Carlo Borromeo che ha voluto in tutte le parrocchie della Diocesi di Milano una confraternita dedicata alla presenza viva del Signore Gesù nell’Eucaristia. Lui diceva così: “O Signore Gesù, nostro Dio finora siamo stati schiavi dei nostri sensi, della nostra condizione carnale del mondo, finora il nostro dio è stato il nostro ventre, la nostra carne, i nostri soldi. È giunto ormai il momento di rinunciare a questi idoli, te solo vogliamo adorare e venerare come nostro vero Dio, tu che su di noi hai riversato così tante grazie e soprattutto ci hai offerto questo grande dono, ti sei fatto nostro cibo. Fa’ o Signore, ti preghiamo che il nostro cuore sia solo tuo e che nulla possa distoglierlo dall’amore verso di te. Dovremmo essere disposti a morire mille volte piuttosto che offenderti anche solo lievemente, e così progredendo sostenuti qui in terra dalla tua grazia potremo in Paradiso godere in eterno della tua gloria”. Una delle omelie di S. Carlo del 9 giugno 1583.

Ecco allora l’adorazione eucaristica, realtà di comunione, fondamento di tante e tante confraternite, soprattutto della Diocesi Ambrosiana.

Gesù si è fatto nostro cibo, ma poi deve arrivare alla trasformazione interiore anche della nostra vita. Questa trasformazione potremmo chiamarla morale. Sempre alla luce di questa profonda fede nella presenza reale si comprende anche come tutta la pastorale eucaristica di S. Carlo, abbia saputo poi declinarsi in una serie di iniziative precise, concrete. Pensiamo ad esempio alla promozione appunto delle confraternite del SS. Sacramento, della istituzione delle Quarantore e tante iniziative anche di carità. Pensiamo poi alle processioni del Corpus Domini, poi anche alle professioni pubbliche solenni, alle croci ai vari incroci delle strade che volle sempre il Santo Vescovo.

Tutto questo ci riporta alla vita fraterna di testimonianza della Chiesa, alla fede che diventa operosa nella carità.

A questo riguardo è anche importante ricordare l’impulso dato da S. Carlo alle varie arti, da quelle maggiori, come l’architettura, la pittura, la scultura, a quelle minori come le nostre anche tante chiese testimoniano; la cura e la salvaguardia di queste accuratamente portata avanti dalle nostre confraternite; come il cesello, l’intaglio, la tessitura. Perché tutto nella Chiesa, l’edificio, l’altare, il tabernacolo, i vasi sacri, i tessuti, i paramenti e naturalmente le persone vive, tutto contribuisse con grande solennità a manifestare la fede, la fede nella presenza viva di Cristo e i fedeli fossero educati a tutto questo.

Dall’Eucaristia celebrata e adorata all’Eucaristia che si traduce nell’esercizio concreto poi della carità come tante confraternite hanno saputo fare e continuano a svolgere con la loro presenza non solo nella liturgia ma anche nella carità concreta.

Affidiamoci  cari fratelli e sorelle a Maria, affidiamo a lei, a Maria nostra madre, Refugium nostrum, che sia lei la nostra forza, il nostro rifugio, la nostra vita, la nostra vita confratelli e consorelle, la nostra vita di fedeli, di cristiani che sanno riconoscere Gesù, e sanno accogliere il Signore Gesù sulla barca della vita per andare verso il cielo, verso il Paradiso. 


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