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Sportello giuridico - Tradere 27

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Quesito. Si domanda se è prevista un’età massima nell’esercizio di un incarico direttivo in una Confraternita.
 
Risposta. Qualora non sia stato disposto diversamente dal Vescovo del luogo oppure dallo Statuto proprio della Confraternita, il Codice di Diritto Canonico nulla prevede circa l’età massima per assumere un incarico direttivo nelle associazioni di fedeli, fra le quali sono ricomprese le Confraternite.
 
Quesito. Quando in una Confraternita viene nominato un Commissario, questi può svolgere attività di straordinaria amministrazione senza l’assenso dell’Assemblea generale?
 
Risposta. Ai sensi del canone 318 l’Ordinario (Vescovo) può designare un Commissario che in suo nome diriga temporaneamente l’associazione. Il Commissario, quindi, costituisce il mezzo attraverso il quale il potere di sostituzione di vigilanza e, prima ancora, gli obiettivi di risanamento e intervento che sono alla base dell’istituto della gestione commissariale, possono trovare concreta attuazione. In questo ruolo, e per l’esercizio di queste funzioni, il commissario deve adempiere ai relativi doveri con la diligenza richiesta dalla natura del proprio ufficio e può essere revocato dall’autorità ecclesiastica di vigilanza (Vescovo). Il Commissario si sostituisce provvisoriamente agli amministratori, dei quali acquisisce i poteri inerenti al normale funzionamento dell’associazione, oltre a quelli che gli sono conferiti nel provvedimento di nomina (decreto vescovile) in relazione alla situazione che ha determinato lo scioglimento del Consiglio Direttivo e la conseguente gestione commissariale. Così, al Commissario spettano, di regola, i poteri di ordinaria amministrazione propri del Consiglio Direttivo di cui prende il posto e le funzioni nell’operatività interna e nei rapporti con terzi. Quindi i Commissari, come gli amministratori, ha la rappresentanza dell’associazione (possono compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, salvo le limitazioni che risultano dalla legge, dall’atto costitutivo e dallo statuto, limitazioni che però, non sono opponibili ai terzi, a meno che si provi che costoro abbiano intenzionalmente agito a danno dell’associazione). 
Tuttavia, l’attività del Commissario non può essere considerata una normale gestione sociale, in quanto, anche se i suoi poteri possono talvolta eccedere quelli normalmente attribuiti al Consiglio direttivo, la sua attività risulta comunque limitata dall’obbligo di porre in essere i soli atti necessari per l’eliminazione delle irregolarità, la conservazione e l’amministrazione dell’ente ecclesiastico, a tutela del solo pubblico interesse al normale, corretto e proficuo funzionamento della Confraternita. In questo quadro funzionale, pertanto, il Commissario dovrebbe esercitare i propri poteri, astenendosi dall’avviare nuove iniziative o, comunque, dall’intraprendere attività che non siano funzionali all’eliminazione delle irregolarità e all’ordinaria gestione dell’ente ecclesiastico. Laddove si profili l’esigenza di adottare iniziative e/o decisioni di carattere straordinario per il bene del sodalizio, ancorché esulanti dai poteri dello stesso, il Commissario può/deve convocare l’Assemblea alla quale sottopone la decisione da prendere. 
Pertanto, ove nel caso di specie il Commissario avesse omesso il predetto passaggio, l’eventuale decisione assunta monocraticamente sarebbe censurabile, per cui i confrati potrebbero richiedere la convocazione urgente di un’assemblea e, in ultima analisi, sottoporre la vicenda all’Ordinario che a suo tempo aveva proceduto alla nomina.
Al fine poi di avere un quadro generale più esauriente, si suggerisce di verificare la regolamentazione dell’istituto del commissariamento e del suo svolgimento, sia all’interno degli “schemi di statuto” elaborati dal Vescovo della Diocesi e sia degli statuti/regolamento adottati dal Centro Diocesano di riferimento.
 
Quesito. Si domanda se la C.E.I. – dopo il documento n. 28/1999 – ha emesso altre disposizioni riguardanti le Confraternite, in particolare circa gli Statuti.
 
Risposta. Successivamente al citato documento del 1999 la C.E.I. ha emesso la Circolare n. 30 del 14/3/2001 (“Competenze dell’Autorità ecclesiastica nelle procedure per il riconoscimento agli effetti civili degli enti ecclesiastici”), la Circolare n. 31 del 19/03/2001 (“Nuove disposizioni circa il registro delle persone giuridiche”) e la n. 32 pari data (“Locazione dei beni ecclesiastici”). 
  Per quanto concerne lo schema di Statuto, permangono le indicazioni contenute nel sito web istituzionale della Confederazione nel documento “Condizione giuridica delle Confraternite e loro iscrizione al registro delle persone giuridiche private” (percorso: Menù attività     aspetti normativi     generale). In particolare, il “Modello tipo di Statuto confraternale” è ricalcato su quello che la C.E.I. ha allegato alla citata Circolare n. 28/1999. Si suggerisce, tuttavia, di verificare anche se il Vescovo della Diocesi o il Centro diocesano delle Confraternite abbiano emanato nel tempo, come spesso avviene, disposizioni particolari sugli Statuti confraternali, di cui tener conto.  
 
Quesito. Un Vescovo ha chiesto alle Confraternite della sua diocesi di mettersi in regola col riconoscimento giuridico ai fini civili. Tuttavia la Prefettura competente, interpellata al riguardo circa le necessarie procedure, ha detto che la legge non è molto chiara e che occorrerebbero direttive più precise da Roma. Come ci si può muovere al riguardo? 
 
Risposta. Il Vescovo in questione ha adottato uno “Statuto-tipo” per le Confraternite della propria Diocesi tuttora vigente. In particolare in esso si afferma: 1) L’erezione di una Confraternita nella Diocesi spetta al Vescovo a norma del C.D.C. e la stessa è costituita in persona giuridica ecclesiastica a norma del medesimo C.D.C.; 2) Quanto alla personalità giuridica civile ci si attiene alla norme concordatarie, con facoltà per ciascuna Confraternita di ottenerla nel rispetto della normativa ecc.; 3) Lo Statuto è vincolante ipso iure per tutte le Confraternite.
  Tenuto conto di quanto normato e della circostanza che esiste uno Statuto ufficiale delle Confraternite della Diocesi in questione, per ulteriori notizie si suggerisce di consultare le ulteriori indicazioni – peraltro emanate dalla C.E.I. con la Circolare n. 28/1999 – pubblicate nel sito web istituzionale della Confederazione nel documento “Condizione giuridica delle Confraternite e loro iscrizione al registro delle persone giuridiche private” (percorso: Menù attività     aspetti normativi     generale). 
 
Quesito. Si domanda un parere tecnico circa la predisposizione di un atto per la concessione di loculi cimiteriali di proprietà di un’Arciconfraternita.
 
Risposta. Dopo aver preso visione del vigente Statuto del Sodalizio e del Regolamento interno per l’uso di loculi/ossari, si osserva in via preliminare che circa le Confraternite con gestione cimiteriale si fa in genere riferimento alle norme previste in materia dal Regolamento del locale Centro Diocesano Confraternite. A tale proposito si descrivono qui di seguito alcuni principi che – ad avviso di questa Commissione giuridica – è bene far presenti nel corpo sia del Regolamento cimiteriale interno della Confraternita che dei relativi contratti di concessione.
Va ricordato anzitutto che, trattandosi di enti ecclesiastici, i sepolcri in uso alle Confraternite rientrano tra i sepolcri privati, all’interno dei cimiteri comunali, dati in concessione ad un ente (art. 90 D.P.R. 285/1990), a meno che non siano di proprietà del Sodalizio o insistano in un cimitero privato.
Generalmente i Confratelli che sono in regola con i pagamenti ed i comportamenti statutariamente previsti hanno diritto alla sepoltura nei loculi (di proprietà o in concessione) della Confraternita, che non può venderli ma soltanto darli a sua volta in concessione secondo i criteri stabiliti preventivamente. In ogni caso, non può assolutamente profilarsi un’attività di tipo commerciale a carico del Sodalizio.
La concessione dei sepolcri confraternali ha la durata (venti/trent’anni) prevista innanzitutto nell’atto costitutivo/regolamento, coerente con le vigenti leggi dello Stato italiano (Regolamento di Polizia mortuaria) e può essere rinnovabile, compatibilmente con la disponibilità dei posti. Decorso tale periodo, il Seggio direttivo ha diritto di far trasportare la salma nell’apposito ossario della Confraternita, dandone preavviso agli eredi con lettera raccomandata, nonché alle competenti Amministrazioni cimiteriali. Trascorso il termine assegnato nel preavviso, la Direzione della Confraternita può procedere all’esumazione d’ufficio secondo le modalità previste dalle normative locali, in modo da liberare spazi per nuove tumulazioni. Di conseguenza, il loculo torna nella disponibilità della Confraternita.
La tumulazione del defunto avente diritto avviene dietro rilascio di nulla-osta da parte della Confraternita di appartenenza. In diversi Sodalizi è previsto che all’inizio di ciascun anno vengano forniti all’Ufficio cimiteriale del Comune gli elenchi aggiornati dei confratelli aventi diritto alla tumulazione. In genere spetta alla Confraternita concessionaria la manutenzione della sepoltura e delle zone ricadenti nel perimetro dell’area in concessione (art. 63 D.P.R. 285/90). Ove infatti il sepolcro è stato realizzato dal concessionario-fondatore sul terreno dato in concessione, le opere murarie appartengono al concessionario per tutta la durata della concessione; come anche la manutenzione ordinaria e straordinaria nelle relative aree di rispetto, considerato che il concessionario è il proprietario del manufatto sepolcrale. Se invece i loculi sono stati costruiti dal Comune, e solo successivamente dati in concessione, la manutenzione ordinaria è di pertinenza del concessionario, mentre quella straordinaria è di pertinenza dell’Ente locale.
È previsto che il confratello avente diritto a sepoltura paghi una quota associativa iniziale ed una annuale, nella misura stabilita dal seggio direttivo, qualificata come contributo oblativo. Come già evidenziato, trattandosi di enti ecclesiastici che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, le Confraternite sono esentate dalla tenuta di scritture contabili e le operazioni effettuate non sono assoggettabili all’IVA, purché siano previste dallo Statuto e rientrino nelle finalità istituzionali (cfr. causale inserita nella ricevuta). Comunque è buona norma, anche ai fini della trasparenza amministrativa, tenere delle evidenze interne delle assegnazioni effettuate nel tempo dalla Confraternita.