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Confraternita di San Filippo Neri in Venosa (PZ)

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Cenni storici sulla chiesa di San Filippo Neri
e sulla omonima Confraternita

Non si può dire che siano mancati in passato, studi e ricerche sulla Chiesa di  San Filippo Neri e sulla Confraternita.

È indubbio, però, che durante il corso degli anni, si sia andato manifestando un rinnovato interesse storico-culturale per tali istituzioni di antica origine. Il Tempio, meglio conosciuto come la Chiesa del Purgatorio in quanto abilitata anche per celebrare riti esequiali, domina la piazza del castello quasi a sorvegliarla.

Un monumento prezioso, non solo nella sua fisionomia artistica ma soprattutto perché ha visto forgiare le tante anime impreziosite dinanzi a Dio grazie          all' ausilio dei tanti canonici animati di fede e cultura che l’hanno arricchito di laici rinnovati nella fede e che riconoscenti, alcuni di loro si sono presi l'onere di custodirlo.

Il quartiere di San Nicola che prendeva il nome della Parrocchia, demograficamente cresceva, tanto da non poter più contenere i numerosi fedeli che accorrevano in chiesa per le pratiche religiose, allora si pensò di costruire una nuova sede parrocchiale dedicata a San Filippo Neri ubicandola in un luogo più centrale e più grande. Ivi, la Confraternita di San Felice anch' essa si portò nella nuova chiesa, prendendo poi il nome di Pio Monte dei Morti, le cui pratiche di culto erano naturalmente a carattere di suffragio, faceva celebrare messe per sé e "Pro  omnibus defunctis".

Tanto sapore religioso ha dato la Chiesa della Piazza, come spesso viene chiamata dai cittadini di Venosa, e da tanti, con sentimento nostalgico viene ricordato il periodo florido che l'allora Chiesa parrocchiale aveva saputo donare; era inserita in una storia particolare e che oggi con qualche accorgimento potrebbe essere reintegrata, con una più affinata metodologia senza essere legati a vecchi schemi, dal momento che non si può, visto la società e le mentalità collettive nelle loro evoluzioni e trasformazioni. 

Fu eretta a tempo del Vescovo Francesco Maria Neri da Tivoli, l'anno 1679 con le elemosine raccolte dai Confratelli del Monte dei Morti, come da diploma del 15 maggio dello stesso anno. In seguito fu accresciuta ed eretta sotto la cura del dott. Fisico Felice Antonio de Vitalianus, come attesta il Corsignani: Hanc autem pulcherrima aedem solertissima cura quondam del Vitaglianis Venusim auscit atque ornavit (His Mon P. Antonio Corsignani p. 37). (Questa bellissima cappella con cura premu¬rosa a suo tempo dal Dott. Medico Venosino Felice Antonio De Vitagliano fu innalzata e ornata).

Sorge in fondo all'antica piazza Castello. Ha una facciata artistica che ricorda l'opera di qualche valente architetto Romano fatto venire qui in Venosa dal mentovato Vescovo, o, come è più probabile, dal celebre Card. De Luca, allora uditore di Innocenzo XI, e molto devoto di S. Filippo. Al sommo dell'Altare Maggiore in cui ammirasi un dipinto su tela rappresentante S. Filippo che supplica la Vergine per la liberazione delle anime purganti, con aurei caratteri leggesi:

"Surgite defunti excelsis stat Gloria coelis Hic Magnum resonat religionis opus."

Epoca Sec. XVII - Autore Carlo Moratta (Camerino 1625 - Roma 1713)

(Risorgete Gloria dei cieli agli eccelsi defunti. Ecco qui risuona questo grandioso monumento religioso.)

Osservansi inoltre in questa Chiesa gli Altari del SS. Sacramento, dell'Addolorata, di S. Vincenzo dei Paoli e di S. Michele Arcangelo.

Nel soccorpo vi è un Altare in onore dell'Arcangelo San Raffaele, alla cui sommità leggesi:

D. O. M.

Educis Raphael deveniens polo Tobiarn incolumen mille periculis Nos defende malis nos quoque protege A.D. 1822

(traduzione: Arcangelo Raffaele che hai soccorso e reso incolume Tobia fra mille pericoli difendi anche noi e proteggici da ogni male) "Neppure quest'Altare esiste più perché il soccorpo è stato adibito a sala gioco per i bambini"

Cappella del SS. Sacramento

L'altare di questa cappella è del Sac. XIX di ignoto marmorario meridionale. Marmi ad intarsio, formato da un paliotto campito al centro da una croce entro una riquadratura. Due mensole sostengono la mensa; una decorazione geometrica in commesso ricorre sui gradini, volute ai capialtare. La portella del tabernacolo è d'argento, di ignoto argentiere napoletano, prima metà del sec. XIX, databile tra 1809 e 1824. Al centro della portella si vede un ostensorio tra nubi e testine di angeli.

Il pulpito appartiene al sec. XIX di ignoto scultore locale. È di pietra dipinta marmorizzata.

San Vincenzo dei Paoli

Questa scultura datata al sec. XVIII, di ignoto scultore locale, in legno policromo, purtroppo è da restaurare.

San Filippo Neri

È una scultura di legno policromo di ignoto scultore meridionale del secolo XVIII, conservata nella Sacrestia, non è stata intaccata dal crollo.

La Madonna Addolorata

Appartiene al sec. XIX, di ignoto scultore locale, di legno scolpito e intagliato. Sul petto è fissato un cuore d'argento trafitto da sette pugnali.

Si conservano, inoltre nella Chiesa, una scultura che rappresenta S. Raffaele e Tobiolo del secolo XVIII, di ignoto scultore policromo. Una tela che rappresenta S. Biagio dipinto da ignoto pittore locale del sec. XVIII. Questa tela proviene dalla Chiesa di San Biagio, oggi interdetta. Un dipinto su tela di ignoto pittore meridionale, fine del sec. XVII, rappresenta la Pietà. Sullo sfondo di un paesaggio collinare, soffuso dalle luci del tramonto, è rappresentata la Pietà. La Madonna, al centro avvolta da un manto azzurro, sostiene sulle gambe il corpo abbandonato del Cristo, aiutata da un personaggio, in basso a destra e da due angeli. Accanto alla croce un angelo, a fiamma intera, osserva la scena; in basso, in primo piano, i simboli della passione.

La statua di San Benedetto si conserva in sacrestia è dell'inizio secolo XIX, opera di un artigiano meridionale, in cartapesta policroma. Apparteneva al Convento S. Benedetto fondato nel 1641, qui furono trasferite le monache benedettine del Convento di Montalto. Purtroppo questo convento è stato demolito.

La Madonna Incoronata

Questa scultura è di legno policromo di ignoto scultore locale sec. XVIII, su un albero di grosso fusto ramificato, siede la Madonna, avvolta da un manto azzurro stellato e da una veste rossa. Ella stringe le mani ed è circondata da due angeli e una corona sul capo. Dei vandali rubarono negli anni 90 la corona e gli angeli, originali che furono subito sostituiti. La statua si trovava nella Chiesa di S. Benedetto, e nel mese di aprile, veniva venerata solennemente.

Altare di San Michele Arcangelo

Il dipinto che rappresenta San Michele Arcangelo su tela a olio misura cm. 200x149, datato al secolo XVIII, di ignoto pittore meridionale: San Michele è rappresentato con le ali spiegate, con corazza, elmo e calzari, nella mano destra la spada e nella sinistra lo scudo, lo sguardo rivolto in basso verso tre figure demoniache circondate da fiamme. In alto a sinistra e a destra si vedono dei cherubini, fortunatamente il quadro non è stato molto danneggiato dal crollo della volta.

Questi altari, tranne quello del SS. Sacramento, furono demoliti negli anni 50, per dare maggiore spazio alla Chiesa.

Risiede in detta Chiesa la Confraternita del Pio Monte dei Morti, fondata dal Vescovo Perbenedetti fin dal 12 dicembre 1612 e due anni dopo (28 giugno 1614) aggregata all'Arciconfraternita della Morte in Roma. A maggior illustrazione della Chiesa e della Confraternita suddette è utile riportare i seguenti documenti da noi ricercati in Curia:

"Ill.mo e R.mo Sig.re Giuseppe della Rocca di Venosa, odierno Priore della Ven.le Confraternita del Monte dei Morti, di detta Città, e li fratelli di essa devotissimi Oratori di V.S. III.ma riverentemente l'espongono, come la Chiesa di S. Nicola di Donna Bella, dove sta eretta il patrocinio di S. Felice e compagni, è sì augusta che non è capace non solo delle persone che concorrono alla devozione e feste che si fanno in detta Chiesa, ma nemmeno delli medesimi fratelli, particolarmente concorrendovi quantità di popolo all' esposizione del SS.mo delle quaranfore, che si fa ogni anno nell'ultimi giorni di Carnevale nella medesima Chiesa per levitazione delti bagordi, e non potendosi ampliare per la gran ripugnanza delli vicini in voler vendere e molto meno donare alla predetta Chiesa qualche quantità di terreno, o parte delle loro case, determinarono d'edificare un'altra Chiesa decente, ed in un luogo più cospicuo per aumento del culto divino, e per le de funzioni, e perciò avendo supplicato l'Eccellentissima Signora Principessa di Piombino e Venosa per l'assenza del Sig. Principe suo marito a concedere agli Oratori un luogo nella Piazza pubblica dove si dice la rimessa; per di effetto, ne ottennero con eccesso di benignità la grazia come nell' 1strumento di donazione fatto per mano di Notar Giuseppe Palmiero, al quale etc. - Avendo dunque essi Oratori il sito convenevole per fare una nuova Chiesa decente, et anco praemanibus da duecento docati in circa di limosinaed anco altra quantità, benché non rilevante delli frutti avanzati dalli beni di detta Confraternita, vorrebbero dare esecuzione a questo pio loro desiderio, con edificare una Chiesa nel predetto luogo sotto il titolo del glorioso S. Filippo Neri, fondatore della Congregazione dell' Oratorio per suffragio delle anime purganti, devozione e comodità del popolo ed anco degli Oratori; supplicano intanto la pietà di V.S. Ill.ma a volerli dare la dovuta licenza per fare edificare la prefata Chiesa in conformità del disegno facendo, nella qual Chiesa ridotta in stato di potervisi celebrare messe, supplicano V.S. Ill.ma volerli concedere la traslazione di essa Confraternita sotto il medesimo patrocinio, nel quale oggi si trova con tutti li loro Ins. Ragioni, prerogativa, privilegi, e facoltà che presentamele godono nella predetta Chiesa di S. Nicola di Donna Bella, come anco a confirmarli tutte le regole della medesima Confraternita eretta sin dall' anno 1614 dalla chiara memoria di Monsig. Andrea Perbenedetti, predecessore di V.S.Ill.ma, che anco gode l'aggregazione dell'Arciconfraternita dell'Oratorio della Morte di Roma; ricorrono pertanto alla sua benignità di farli la grazia a quanto essi oratori le supplicano..."

Siamo orgogliosi di questo magnifico tempio del XVII secolo; esso appartiene a noi tutti anche di credo diverso.

In uno dei punti più centrale della città, ove ferve la vita, s'innalza come un sermone in pietra, silenzioso, ma eloquente testimone della grande verità che l'uomo non vive di solo pane.

Ogni tempio, oltre ad essere un monumento artistico, rimane pur sempre un monumento spirituale che rammenta agli uomini la fede, la speranza e la carità dei nostri avi.

Ritorneremo a pregare, a celebrare le sacre funzioni: l'ottavario solenne dei morti, la novena mattutina del Santo Natale, le SS. Quarantore, il mese di aprile all'Incoronata e tante altre pie pratiche di pie.

La Rivista - Tradere

La Parola dell'Assistente

S.E. Rev.ma Mons. Mauro Parmeggiani - Vescovo di Tivoli

La Galleria del Santo Padre

Confraternita di san Filippo Neri in Venosa