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Concluso l'Anno della Fede

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Il Presidente Francesco Antonetti riceve dalle mani del Papa l'Esortazione Apostolica

Si è concluso l’Anno della Fede

Un anno davvero speciale per le Confraternite
 

Domenica 24 novembre, solennità di Cristo Re dell’Universo, si è concluso l’Anno della Fede. Voluto, indetto e iniziato da papa Benedetto XVI, è stato poi condotto a termine da papa Francesco in un crescendo di ardente favore popolare. Domenica 24, quindi, dopo la   S. Messa il Santo Padre ha salutato i rappresentanti di ogni evento che ha scandito questo Anno della Fede, provenienti dai cinque continenti. Ad essi ha consegnato, quali messaggeri ideali, la nuovissima Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, che con molta libertà possiamo definire una sintesi degli insegnamenti di questi primi otto mesi di pontificato ed insieme uno sguardo programmatico al futuro della Chiesa nel medio e lungo termine. Per le Confraternite era presente il nostro Presidente Francesco Antonetti, accompagnato dal gen. Massimo Giuliani Coordinatore per l’Umbria e Priore della Confraternita del SS. Sacramento di Orvieto.

Nell’Esortazione il Santo Padre ha riservato un ampio spazio al valore e alla centralità della “pietà popolare”, un concetto assai largo che comprende tutte le espressioni in forma associativa della devozione dei fedeli (movimenti, gruppi di preghiera, ecc.), ma dove per ovvie ragioni storiche e numeriche le Confraternite rappresentano come sempre il fenomeno più rilevante e visibile. È vero che nel testo le Confraternite non vengono mai citate espressamente, ma è pur vero che leggendo le intense righe del documento si ricava un identikit che sembra calzare perfettamente col profilo dei nostri Sodalizi più che con altre figure.

Qui di seguito proponiamo la parte dell’Esortazione che ci riguarda e che, molto significativamente, ha per segno distintivo il titolo “La forza evangelizzatrice della pietà popolare”. È tratta dal Capitolo Terzo, dedicato a “L’annuncio del Vangelo”. Per conferire al testo maggior scorrevolezza abbiamo omesso il gran numero di note a piè di pagina contenenti la fonte delle varie citazioni. 


 

La forza evangelizzatrice della pietà popolare 

123. Nella pietà popolare si può cogliere la mo­dalità in cui la fede ricevuta si è incarnata in una cultura e continua a trasmettersi. In alcuni mo­menti guardata con sfiducia, è stata oggetto di rivalutazione nei decenni posteriori al Concilio. È stato Paolo VI nella sua Esortazione apostoli­ca Evangelii nuntiandi a dare un impulso decisivo in tal senso. Egli vi spiega che la pietà popolare «manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere» e che «rende ca­paci di generosità e di sacrificio fino all’eroismo, quando si tratta di manifestare la fede». Più vi­cino ai nostri giorni, Benedetto XVI, in America Latina, ha segnalato che si tratta di un «prezioso tesoro della Chiesa cattolica» e che in essa «appa­re l’anima dei popoli latinoamericani ».

124. Nel Documento di Aparecida si descrivono le ricchezze che lo Spirito Santo dispiega nella pietà popolare con la sua iniziativa gratuita. In quell’amato continente, dove tanti cristiani espri­mono la loro fede attraverso la pietà popolare, i Vescovi la chiamano anche «spiritualità popola­re» o «mistica popolare». Si tratta di una vera «spiritualità incarnata nella cultura dei sempli­ci». Non è vuota di contenuti, bensì li scopre e li esprime più mediante la via simbolica che con l’uso della ragione strumentale, e nell’atto di fede accentua maggiormente il credere in Deum che il credere Deum. È «un modo legittimo di vivere la fede, un modo di sentirsi parte della Chiesa, e di essere missionari»; porta con sé la grazia della missionarietà, dell’uscire da sé stessi e dell’essere pellegrini: «Il camminare insieme verso i santuari e il partecipare ad altre manifestazioni della pietà popolare, portando con sé anche i figli o invitan­do altre persone, è in sé stesso un atto di evange­lizzazione». Non coartiamo né pretendiamo di controllare questa forza missionaria!

125. Per capire questa realtà c’è bisogno di avvicinarsi ad essa con lo sguardo del Buon Pa­store, che non cerca di giudicare, ma di amare. Solamente a partire dalla connaturalità affettiva che l’amore dà possiamo apprezzare la vita te­ologale presente nella pietà dei popoli cristiani, specialmente nei poveri. Penso alla fede salda di quelle madri ai piedi del letto del figlio malato che si afferrano ad un rosario anche se non san­no imbastire le frasi del Credo; o a tanta carica di speranza diffusa con una candela che si accende in un’umile dimora per chiedere aiuto a Maria, o in quegli sguardi di amore profondo a Cristo crocifisso. Chi ama il santo Popolo fedele di Dio non può vedere queste azioni unicamente come una ricerca naturale della divinità. Sono la ma­nifestazione di una vita teologale animata dall’a­zione dello Spirito Santo che è stato riversato nei nostri cuori.

126. Nella pietà popolare, poiché è frutto del Vangelo inculturato, è sottesa una forza attiva­mente evangelizzatrice che non possiamo sot­tovalutare: sarebbe come disconoscere l’opera dello Spirito Santo. Piuttosto, siamo chiamati ad incoraggiarla e a rafforzarla per approfondire il processo di inculturazione che è una realtà mai terminata. Le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci e, per chi è in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione, particolarmente nel momen­to in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione.

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