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Sportello giuridico - Tradere 29

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Anche in questo numero proponiamo alcuni fra i quesiti più interessanti posti alla Commissione Giuridica. Con l’occasione rinnoviamo l’invito alle Confraternite affinché si avvalgano più spesso di questo importante supporto che la nostra Confederazione fornisce ai suoi associati.

Quesito. Se una Confraternita canonicamente riconosciuta (il cui Priore è quindi il legale rappresentante) e iscritta nel registro delle persone giuridiche della Prefettura riceve una donazione in danaro, questa può essere incamerata dalla Diocesi o resta nella proprietà esclusiva della Confraternita?

Risposta. Col riconoscimento giuridico la Confraternita acquista autonomia patrimoniale perfetta nel senso della piena titolarità (proprietà e gestione) del proprio patrimonio, cioè dell’insieme dei diritti e dei rapporti attivi e passivi, dei beni immobili e mobili, tra cui anche le liberalità ricevute, di natura strumentale per il conseguimento dei propri fini. A norma di quanto previsto dal par. 53 cap. V Istruzione CEI 2005, il patrimonio stabile dell’Associazione, di cui all’inventario, è costituito anche dai beni pervenuti all’ente stesso, se l’autore della liberalità così ha stabilito.

L’amministratore di ogni Ente Ecclesiastico civilmente riconosciuto può porre in essere liberamente gli atti di ordinaria amministrazione (can. 1281) e, previa autorizzazione/licenza dell’Ordinario, gli atti di amministrazione straordinaria tra cui le alienazioni dei beni appartenenti al patrimonio stabile e gli atti peggiorativi, entrambi se di valore superiore ad euro 250.000.

Possiamo, quindi, dedurne che le liberalità ricevute in generale hanno una destinazione vincolata sia rispetto alle intenzioni del donante sia rispetto al raggiungimento dei fini propri della Confraternita, per cui si esclude che la Diocesi possa incamerarle nel proprio patrimonio. L’Autorità Ecclesiastica mantiene un generale potere di vigilanza latu sensu sull’amministrazione dei beni degli Enti Ecclesiastici, che devono renderne conto sia in caso di alienazioni, etc. sia attraverso la presentazione annuale del rendiconto della gestione, di cui fanno parte le offerte e le elemosine raccolte (can. 1284).

A tale proposito, il Can. 1276 e la Istruzione in materia Amministrativa della C.E.I. del 2005 cap. 10 par. 146, prevedono che i poteri dell’Autorità ecclesiastica previsti dal C.J.C. siano esplicitamente inseriti negli statuti/regolamenti e nell’atto canonico di erezione dei singoli enti.

Nel caso, invece, di accettazione o rinunzia alla donazione di immobili, trattandosi di “atto di straordinaria amministrazione”, generalmente occorre presentare all’Ordinario del luogo domanda di autorizzazione ad (non) accettare la donazione, previa delibera del Consiglio della Confraternita versando, ove previsto, un contributo percentuale sul valore della donazione, previsto dal Tariffario Regionale della competente C.E., da versare d’intesa con lo stesso Vescovo.

Quesito. Se la Confraternita di cui sopra ha dei beni materiali il cui godimento allo stato attuale è del Parroco (canonica, garage ecc.) può essere vietata ad essa la iscrizione al registro delle persone giuridiche perché non si vuole attribuire la legale rappresentanza al Priore temendo per la gestione futura degli immobili?

Risposta. Rimane nella facoltà/diritto di ciascuna Confraternita, previsto e tutelato tra l’altro dalla legge (L. 222/85), di richiedere il riconoscimento della personalità giuridica. Anzi, la circolare n. 28/1999 della C.E.I. contiene la seguente previsione “7. Questo Comitato raccomanda vivamente agli E.mi Vescovi di curare che le confraternite, che ancora hanno soci e svolgono attività, richiedano l’accertamento del fine di culto secondo quanto disposto dalla normativa di derivazione pattizia”. In particolare, il Ministero dell’Interno ha indicato nella circolare ministeriale n. 111 del 20 aprile 1998 la documentazione necessaria per tale pratica. Tra i documenti previsti vi sono: l’Istanza in bollo, datata e sottoscritta dal rappresentante legale; il Verbale dell’organo deliberante, da cui risulti la volontà di chiedere il riconoscimento del fine prevalente o esclusivo di culto e l’assenso della competente Autorità ecclesiastica (Ordinario) al riconoscimento giuridico. Questo, ovviamente, può essere negato soltanto motivatamente e per gravi ragioni, tra le quali non può ovviamente rientrare quella rappresentata dal quesito.

Si deve tuttavia richiamare l’attenzione sul fatto che ove un Parroco abbia amministrato i beni immobili intestati a una Confraternita ritenendoli di pertinenza della Parrocchia, in tal caso potrebbero essere maturati i termini dell’usucapione al 3 giugno 1985. L’usucapione avrà corso, se riconosciuta con sentenza dichiarativa dei Tribunale civile competente: 1) a favore dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero (I.D.S.C.) quale successore del beneficio parrocchiale, se il parroco amministratore ne ha goduto i redditi pacificamente e in buona fede; 2) a favore dell’Ente parrocchia quale ente successore della chiesa parrocchiale, se i redditi furono continuativamente versati alla cassa parrocchiale (circ. C.E.I. n. 28/1999).

Quesito. Molte Confraternite della nostra diocesi sono di fatto estinte e non più attive, però hanno dei beni. Qual è la procedura per alienare questi beni a favore di un altro ente ecclesiastico esistente? Magari la parrocchia dove la Confraternita svolgeva la sua azione?

Risposta. Ai fini di una compiuta risposta, occorre preliminarmente individuare se trattasi di Confraternite con o senza personalità giuridica, in quanto gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti non sono soggetti alla legge italiana, ma sottostanno al Vescovo diocesano. Infatti:

La L. 222/1985 all’Art. 20 prevede che “La soppressione degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e la loro estinzione per altre cause hanno efficacia civile mediante l'iscrizione nel registro delle persone giuridiche del provvedimento dell'autorità ecclesiastica competente che sopprime l'ente o ne dichiara l'avvenuta estinzione. L'autorità ecclesiastica competente trasmette il provvedimento al Ministro dell'interno che, con proprio decreto, dispone l'iscrizione di cui al primo comma e provvede alla devoluzione dei beni dell'ente soppresso o estinto. Tale devoluzione avviene secondo quanto prevede il provvedimento ecclesiastico, salvi in ogni caso la volontà dei disponenti, i diritti dei terzi e le disposizioni statutarie, e osservate, in caso di trasferimento ad altro ente, le leggi civili relative agli acquisti delle persone giuridiche”.

Oppure, in mancanza di specifiche previsioni, in favore dell'ente immediatamente superiore ai sensi del can. 123 (cioè della Diocesi), fatti sempre salvi gli eventuali diritti acquisiti.

È opportuno, in ogni caso, consultare gli statuti particolari di ciascun sodalizio o lo schema di statuto predisposto dalla Diocesi o dal Centro Diocesano di riferimento per verificare che detto aspetto non sia stato già normato. Generalmente, infatti, nei predetti documenti viene contemplata la seguente clausola: In caso di estinzione della Confraternita il suo patrimonio sarà devoluto ad analoga Associazione, fatti salvi la volontà del Fondatore ed i diritti acquisiti.

Il Vademecum per i Beni Culturali emanato nel 2011 dalla Diocesi di Camerino, ma valido anche per altre prevede ai punti 5 e 6:

5) Il Codice di Diritto Canonico afferma, innanzitutto, l’unitarietà del patrimonio ecclesiastico pur nell’attribuzione alle diverse persone giuridiche di singoli beni (Cfr. cann. 1255-1258 C.J.C.). Tali persone giuridiche, peraltro, sono enti eretti che agiscono in nome e per le finalità proprie della Chiesa (diocesi, parrocchie, istituti di vita consacrata, seminari, confraternite, fondazioni, ecc.).

6) In secondo luogo, viene salvaguardata una certa autonomia statutaria delle singole persone giuridiche secondo le disposizioni del Libro V del Codice il quale fa espresso riferimento a “propri statuti” (can. 1257 §2 C.J.C.).

L’Istruzione in materia amministrativa della CEI del 1 aprile 1992, aggiornata dall’Assemblea Generale nel maggio 2005 e pubblicata nel Notiziario della CEI, il 1 settembre 2005, determina l’orientamento generale e chiede molteplici adempimenti tra i quali, fondamentale, un Decreto Vescovile che definisca gli atti di straordinaria amministrazione per le persone giuridiche soggette al Vescovo Diocesano prive di propri Statuti (ad es. le parrocchie) o i cui Statuti tacciano in materia

Quesito. Alcune Confraternite attive non sono riconosciute. Qual è la procedura da avviare per avere il riconoscimento dallo Stato? 

Risposta. “Le Confraternite costituite dopo il 7 giugno 1929 nell'ordinamento canonico, con decreto del Vescovo diocesano possono ottenere il riconoscimento civile alle condizioni previste dagli artt. 1-3 della L. 222/1985 e dagli artt. 2, 3, 4 e 5 del regolamento di esecuzione” (Istruzione C.E.I., n. 80)”. 

Le tappe dell'iter di costituzione e di riconoscimento sono:

1.Costituzione a norma del diritto canonico

2.Presentazione della domanda al Ministero dell’Interno, tramite la Prefettura

3.Riconoscimento della personalità giuridica civile con Decreto Ministeriale

4.Iscrizione dell’Ente Ecclesiastico civilmente riconosciuto nel Registro delle Persone Giuridiche tenuto dall’Ufficio Territoriale del Governo (Prefettura).

Per verificare la sussistenza del fine di religione o culto di un ente canonico – limitatamente agli effetti delle leggi civili e del suo riconoscimento come soggetto nell’ordinamento statale – occorre riferirsi al criterio introdotto dall’art. 16, L. 222/1985. L’art. 71 della L. 222/1985 stabilisce che le Confraternite non aventi scopo esclusivo o prevalente di culto continuino ad essere disciplinate dalla legge dello Stato, salva la competenza dell’autorità ecclesiastica per quanto concerne l’attività di culto. 

Con riferimento al quesito posto, si evidenziano i seguenti documenti successivamente prodotti dalla C.E.I. riguardo il mondo confraternale: 

Circolare 30 del 14/3/01 - Competenze dell’Autorità ecclesiastica nelle procedure per il riconoscimento agli effetti civili degli enti ecclesiastici

Circolare 31 del 19/03/2001: nuove disposizioni circa il registro delle persone giuridiche

Circolare n. 32 - Locazione dei beni ecclesiastici. 

A tal riguardo, possono anche essere consultate le indicazioni contenute nel sito della nostra Confederazione (www.confederazioneconfraternite.org) nel documento “Condizione giuridica delle confraternite e loro iscrizione al registro delle persone giuridiche private” (percorso: Menù attività – aspetti normativi).

Quesito. L’attuale Statuto della Confraternita prevede che “ogni Confratre ha diritto personale alla sepoltura gratuita nella Cappella del civico Cimitero di XXXX”. Poiché è stato deciso di modificare lo Statuto, al fine anche di adeguarlo allo Statuto Tipo indicato dalla C.E.I., in ordine all’utilizzo dei loculi di proprietà della Confraternita saremmo dell’avviso che lo Statuto faccia rinvio ad un apposito Regolamento, da emanare. Potreste fornirci uno o più schemi dei Regolamenti adottati in materia da altre Confraternite?

Risposta. Premesso che sarebbe stato opportuno sapere se la Confraternita in argomento è concessionaria o proprietaria delle sepolture, nonché acquisire preliminarmente l’eventuale regolamentazione interna al sodalizio o al Centro Diocesano locale che potrebbe avere regolamentato la materia, la Commissione ritiene intanto di poter rispondere come segue circa il quesito che ci è stato sottoposto. A nostro avviso è bene tenere presenti/rappresentare all’interno sia del Regolamento cimiteriale della Confraternita che dei relativi contratti di concessione i seguenti principi. 

Trattandosi di enti ecclesiastici, i sepolcri in uso alle Confraternite rientrano tra i sepolcri privati, all’interno dei cimiteri comunali, dati in concessione ad un ente (art. 90 D.P.R. 285/1990), a meno che non siano di proprietà del Sodalizio o insistano in un cimitero privato. Generalmente, i Confrati che sono in regola con i pagamenti e con i comportamenti statutariamente previsti, hanno diritto alla sepoltura nei loculi (di proprietà o in concessione) della Confraternita che non può venderli ma soltanto darli a sua volta in concessione, secondo i criteri stabiliti preventivamente. Non può assolutamente profilarsi una attività di tipo commerciale a carico del Sodalizio. La concessione dei sepolcri confraternali ha la durata (venti/trenta anni) prevista innanzi tutto nell’atto costitutivo/regolamento, coerente con le vigenti leggi dello Stato italiano (Regolamento di Polizia mortuaria) e può essere rinnovabile, compatibilmente con la disponibilità dei posti presente e futura. 

Decorso tale periodo, il Seggio direttivo ha diritto di far trasportare la salma nell’apposito ossario della Confraternita, dandone preavviso agli eredi con lettera raccomandata, nonché alle competenti Amministrazioni cimiteriali. Trascorso il termine assegnato nel preavviso, la Direzione della Confraternita può procedere all’esumazione d’ufficio secondo le modalità previste dalle normative locali, in modo da liberare spazi per nuove tumulazioni. Di conseguenza, il loculo torna nella disponibilità della Confraternita. 

La tumulazione del defunto avente diritto avviene dietro rilascio di nulla-osta da parte della Confraternita di appartenenza. Naturalmente, il defunto deve essere in regola con i comportamenti e con le quote previste a suo carico. In genere, spetta alla Confraternita concessionaria la manutenzione della sepoltura e delle zone ricadenti nel perimetro dell’area in concessione (art. 63 DPR 285/90). Ove, infatti, il sepolcro sia stato realizzato dal concessionario-fondatore su terreno dato in concessione, le opere murarie appartengono al concessionario per tutta la durata della concessione; come anche la manutenzione ordinaria e straordinaria nelle relative aree di rispetto, considerato che il concessionario è il proprietario del manufatto sepolcrale. Se, invece, i loculi sono stati costruiti dal comune, e solo successivamente dati in concessione, la manutenzione ordinaria è di pertinenza del concessionario, mentre quella straordinaria è di pertinenza dell’ente locale. È previsto che il confrate avente diritto alla sepoltura, paghi una quota associativa iniziale ed una quota associativa annuale, nella misura stabilita dal Seggio direttivo, qualificata come contributo oblativo. Come già evidenziato, trattandosi di enti ecclesiastici che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, le Confraternite sono esentate dalla tenuta di scritture contabili e le operazioni effettuate non sono assoggettabili all’IVA, purché siano previste dallo statuto e rientrino nelle finalità istituzionali (cfr. causale inserita nella ricevuta). È comunque buona norma, anche ai fini della trasparenza amministrativa, tenere delle evidenze interne circa le assegnazioni effettuate nel tempo dalla Confraternita. Quanto sopra premesso, si fornisce di seguito uno schema di regolamento che potrà eventualmente essere adattato dalla Confraternita a proprie particolari esigenze.

Quesito. Una nuova Confraternita può costituirsi subito come tale, adottando lo statuto secondo le regole C.E.I.? Oppure è necessario che in prima istanza si costituisca come semplice associazione pubblica di fedeli e solo in seguito - trascorso un ragionevole periodo e sentito il parere dell’Assistente spirituale - il Vescovo può decretare la costituzione della Confraternita?  

Risposta. L’erezione di ogni Confraternita nella Diocesi spetta al Vescovo, a norma dei cann. 301 e 312 C.D.C. Detto passaggio, pertanto, risulta preliminare ad ogni altro. In tal modo, infatti, la Confraternita è costituita in persona giuridica ecclesiastica a tenore del canone 313 C.D.C. È opportuno che l’adozione dello Statuto/Regolamento sia coeva alla costituzione, in modo da avere chiare e non controverse - sin da subito - le regole di funzionamento. Generalmente, viene emanato dal Vescovo di ciascuna Diocesi uno Statuto ufficiale delle Confraternite, sulla scorta di quello previsto dalla C.E.I., ma è altresì possibile che il predetto schema venga emanato dal locale Centro Diocesano per le Confraternite, che in genere risulta in linea con lo schema ufficialmente riconosciuto dal Ministero dell’Interno per la richiesta di riconoscimento della personalità giuridica. A tal fine, si potrà tenere conto delle indicazioni contenute nel sito della nostra Confederazione nel documento “Condizione giuridica delle Confraternite e loro iscrizione al registro delle persone giuridiche private” (percorso: Menù attività - aspetti normativi - generale). In particolare, il “Modello tipo di Statuto Confraternale” è ricalcato su quello che la C.E.I. ha allegato alla circ. 28/1999.

Sportello giuridico - Tradere 28

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Quesito. Si domanda se un parroco, nell’ambito dei confini parrocchiali, può vietare ad una Confraternita di raccogliere fondi per le sue attività.

Risposta. La Commissione ritieneche il confine tra le due realtà “Parrocchia” e “Confraternita” sia abbastanza netto, nel senso che entrambe godono istituzionalmente di autonomia amministrativa e gestionale per quanto concerne le attività caratteristiche di ciascuna (can 215, can 298, can 319 c. 2).

Tant’è che sovente le Confraternite sono titolari di patrimonio mobiliare e, soprattutto, immobiliare, accumulato e gestito negli anni in maniera del tutto indipendente rispetto alle Parrocchie su cui insistono.  

A proposito della raccolta di offerte, il Can. 1265 - §1 così recita: “Salvo il diritto dei religiosi mendicanti, si fa divieto a qualunque persona privata sia fisica sia giuridica di raccogliere denaro per qualunque fine o istituto pio o ecclesiastico, senza la licenza scritta del proprio Ordinario e di quello del luogo”. Indicazione recepita dalla CEI, con la delibera n. 59, che ha previsto come “Tutte le richieste di denaro e le pubbliche sottoscrizioni promosse da persone private, sia fisiche che giuridiche, chierici, [...], associazioni, gruppi, movimenti, comitati, per scopi pii o caritativi, richiedono il permesso scritto del proprio ordinario e di quello del luogo in cui si effettua la raccolta.” 

Nel caso in specie, ad avviso della Commissione, sarebbe necessario capire se trattasi di una raccolta ufficiale, organizzata in grande stile per finanziare la realizzazione di qualche progetto, o piuttosto se ciò rientri nella più generale attività della Confraternita (can. 315). In quest’ultimo caso, infatti, si ritiene legittima l’attività dei Confratelli, a meno che le richieste in parola non abbiano suscitato perplessità di altro genere da parte del Parroco. Può anche farsi riferimento agli statuti/regolamenti particolari delle Confraternite e/o quelli diocesani che, generalmente, contengono indicazioni al riguardo.

Quesito. Si domanda se è possibile riattivare una Confraternita soppressa dal Vescovo diocesano due secoli fa. 

Risposta. Le Confraternite non più esistenti al 7 giugno 1929 - come in questo caso, per soppressione avvenuta nel 1786 - possono certamente essere riattivate adottando i seguenti passi:

- aggregazione di un congruo numero di confratelli e consorelle che siano in regola col can.316;

- richiedere all’Ordinario Diocesano il Decreto di ricostituzione della Confraternita ai sensi dei cann. 301 - 312;

- dotarsi di uno Statuto organico da far approvare dall’Ordinario Diocesano, ai sensi dei cann. 304 - 314;

- un delegato dell’Ordinario (sacerdote o religioso) che convochi successivamente l’assemblea per l’elezione degli organi statutari ai sensi del can. 315;

- conferma degli eletti da parte dell’Ordinario Diocesano, ai sensi del can. 317;

Naturalmente la Confraternita è soggetta all’autorità dell’Ordinario Diocesano, a norma dei cann. 325-1301, per quanto riguarda l’amministrazione e l’impiego dei beni.

Sportello giuridico - Concessione titolo di Arciconfraternita

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Concessione titolo di Arciconfraternita
Arciconfraternita = confraternita principale che per speciale concessione pontificia, ha il privilegio di aggregare altre confratemite affini, alle quali può estendere i particolari privilegi che le sono proprie. Nella bolla "Quaecumque", di Papa Clemente Vlll (1604), era previsto che tutte le Confraternite erano soggette al controllo Vescovile e nessuna confraternita poteva aggregarci ad un Arciconfraternita senza autonzzazione Vescovile. lnfatti per aggregarsi bisognava presentare gli statuti e lettera delVescovo che dimostrava l'erezione canonica...

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Sportello giuridico - Tradere 27

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Quesito. Si domanda se è prevista un’età massima nell’esercizio di un incarico direttivo in una Confraternita.
 
Risposta. Qualora non sia stato disposto diversamente dal Vescovo del luogo oppure dallo Statuto proprio della Confraternita, il Codice di Diritto Canonico nulla prevede circa l’età massima per assumere un incarico direttivo nelle associazioni di fedeli, fra le quali sono ricomprese le Confraternite.
 
Quesito. Quando in una Confraternita viene nominato un Commissario, questi può svolgere attività di straordinaria amministrazione senza l’assenso dell’Assemblea generale?
 
Risposta. Ai sensi del canone 318 l’Ordinario (Vescovo) può designare un Commissario che in suo nome diriga temporaneamente l’associazione. Il Commissario, quindi, costituisce il mezzo attraverso il quale il potere di sostituzione di vigilanza e, prima ancora, gli obiettivi di risanamento e intervento che sono alla base dell’istituto della gestione commissariale, possono trovare concreta attuazione. In questo ruolo, e per l’esercizio di queste funzioni, il commissario deve adempiere ai relativi doveri con la diligenza richiesta dalla natura del proprio ufficio e può essere revocato dall’autorità ecclesiastica di vigilanza (Vescovo). Il Commissario si sostituisce provvisoriamente agli amministratori, dei quali acquisisce i poteri inerenti al normale funzionamento dell’associazione, oltre a quelli che gli sono conferiti nel provvedimento di nomina (decreto vescovile) in relazione alla situazione che ha determinato lo scioglimento del Consiglio Direttivo e la conseguente gestione commissariale. Così, al Commissario spettano, di regola, i poteri di ordinaria amministrazione propri del Consiglio Direttivo di cui prende il posto e le funzioni nell’operatività interna e nei rapporti con terzi. Quindi i Commissari, come gli amministratori, ha la rappresentanza dell’associazione (possono compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, salvo le limitazioni che risultano dalla legge, dall’atto costitutivo e dallo statuto, limitazioni che però, non sono opponibili ai terzi, a meno che si provi che costoro abbiano intenzionalmente agito a danno dell’associazione). 
Tuttavia, l’attività del Commissario non può essere considerata una normale gestione sociale, in quanto, anche se i suoi poteri possono talvolta eccedere quelli normalmente attribuiti al Consiglio direttivo, la sua attività risulta comunque limitata dall’obbligo di porre in essere i soli atti necessari per l’eliminazione delle irregolarità, la conservazione e l’amministrazione dell’ente ecclesiastico, a tutela del solo pubblico interesse al normale, corretto e proficuo funzionamento della Confraternita. In questo quadro funzionale, pertanto, il Commissario dovrebbe esercitare i propri poteri, astenendosi dall’avviare nuove iniziative o, comunque, dall’intraprendere attività che non siano funzionali all’eliminazione delle irregolarità e all’ordinaria gestione dell’ente ecclesiastico. Laddove si profili l’esigenza di adottare iniziative e/o decisioni di carattere straordinario per il bene del sodalizio, ancorché esulanti dai poteri dello stesso, il Commissario può/deve convocare l’Assemblea alla quale sottopone la decisione da prendere. 
Pertanto, ove nel caso di specie il Commissario avesse omesso il predetto passaggio, l’eventuale decisione assunta monocraticamente sarebbe censurabile, per cui i confrati potrebbero richiedere la convocazione urgente di un’assemblea e, in ultima analisi, sottoporre la vicenda all’Ordinario che a suo tempo aveva proceduto alla nomina.
Al fine poi di avere un quadro generale più esauriente, si suggerisce di verificare la regolamentazione dell’istituto del commissariamento e del suo svolgimento, sia all’interno degli “schemi di statuto” elaborati dal Vescovo della Diocesi e sia degli statuti/regolamento adottati dal Centro Diocesano di riferimento.
 
Quesito. Si domanda se la C.E.I. – dopo il documento n. 28/1999 – ha emesso altre disposizioni riguardanti le Confraternite, in particolare circa gli Statuti.
 
Risposta. Successivamente al citato documento del 1999 la C.E.I. ha emesso la Circolare n. 30 del 14/3/2001 (“Competenze dell’Autorità ecclesiastica nelle procedure per il riconoscimento agli effetti civili degli enti ecclesiastici”), la Circolare n. 31 del 19/03/2001 (“Nuove disposizioni circa il registro delle persone giuridiche”) e la n. 32 pari data (“Locazione dei beni ecclesiastici”). 
  Per quanto concerne lo schema di Statuto, permangono le indicazioni contenute nel sito web istituzionale della Confederazione nel documento “Condizione giuridica delle Confraternite e loro iscrizione al registro delle persone giuridiche private” (percorso: Menù attività     aspetti normativi     generale). In particolare, il “Modello tipo di Statuto confraternale” è ricalcato su quello che la C.E.I. ha allegato alla citata Circolare n. 28/1999. Si suggerisce, tuttavia, di verificare anche se il Vescovo della Diocesi o il Centro diocesano delle Confraternite abbiano emanato nel tempo, come spesso avviene, disposizioni particolari sugli Statuti confraternali, di cui tener conto.  
 
Quesito. Un Vescovo ha chiesto alle Confraternite della sua diocesi di mettersi in regola col riconoscimento giuridico ai fini civili. Tuttavia la Prefettura competente, interpellata al riguardo circa le necessarie procedure, ha detto che la legge non è molto chiara e che occorrerebbero direttive più precise da Roma. Come ci si può muovere al riguardo? 
 
Risposta. Il Vescovo in questione ha adottato uno “Statuto-tipo” per le Confraternite della propria Diocesi tuttora vigente. In particolare in esso si afferma: 1) L’erezione di una Confraternita nella Diocesi spetta al Vescovo a norma del C.D.C. e la stessa è costituita in persona giuridica ecclesiastica a norma del medesimo C.D.C.; 2) Quanto alla personalità giuridica civile ci si attiene alla norme concordatarie, con facoltà per ciascuna Confraternita di ottenerla nel rispetto della normativa ecc.; 3) Lo Statuto è vincolante ipso iure per tutte le Confraternite.
  Tenuto conto di quanto normato e della circostanza che esiste uno Statuto ufficiale delle Confraternite della Diocesi in questione, per ulteriori notizie si suggerisce di consultare le ulteriori indicazioni – peraltro emanate dalla C.E.I. con la Circolare n. 28/1999 – pubblicate nel sito web istituzionale della Confederazione nel documento “Condizione giuridica delle Confraternite e loro iscrizione al registro delle persone giuridiche private” (percorso: Menù attività     aspetti normativi     generale). 
 
Quesito. Si domanda un parere tecnico circa la predisposizione di un atto per la concessione di loculi cimiteriali di proprietà di un’Arciconfraternita.
 
Risposta. Dopo aver preso visione del vigente Statuto del Sodalizio e del Regolamento interno per l’uso di loculi/ossari, si osserva in via preliminare che circa le Confraternite con gestione cimiteriale si fa in genere riferimento alle norme previste in materia dal Regolamento del locale Centro Diocesano Confraternite. A tale proposito si descrivono qui di seguito alcuni principi che – ad avviso di questa Commissione giuridica – è bene far presenti nel corpo sia del Regolamento cimiteriale interno della Confraternita che dei relativi contratti di concessione.
Va ricordato anzitutto che, trattandosi di enti ecclesiastici, i sepolcri in uso alle Confraternite rientrano tra i sepolcri privati, all’interno dei cimiteri comunali, dati in concessione ad un ente (art. 90 D.P.R. 285/1990), a meno che non siano di proprietà del Sodalizio o insistano in un cimitero privato.
Generalmente i Confratelli che sono in regola con i pagamenti ed i comportamenti statutariamente previsti hanno diritto alla sepoltura nei loculi (di proprietà o in concessione) della Confraternita, che non può venderli ma soltanto darli a sua volta in concessione secondo i criteri stabiliti preventivamente. In ogni caso, non può assolutamente profilarsi un’attività di tipo commerciale a carico del Sodalizio.
La concessione dei sepolcri confraternali ha la durata (venti/trent’anni) prevista innanzitutto nell’atto costitutivo/regolamento, coerente con le vigenti leggi dello Stato italiano (Regolamento di Polizia mortuaria) e può essere rinnovabile, compatibilmente con la disponibilità dei posti. Decorso tale periodo, il Seggio direttivo ha diritto di far trasportare la salma nell’apposito ossario della Confraternita, dandone preavviso agli eredi con lettera raccomandata, nonché alle competenti Amministrazioni cimiteriali. Trascorso il termine assegnato nel preavviso, la Direzione della Confraternita può procedere all’esumazione d’ufficio secondo le modalità previste dalle normative locali, in modo da liberare spazi per nuove tumulazioni. Di conseguenza, il loculo torna nella disponibilità della Confraternita.
La tumulazione del defunto avente diritto avviene dietro rilascio di nulla-osta da parte della Confraternita di appartenenza. In diversi Sodalizi è previsto che all’inizio di ciascun anno vengano forniti all’Ufficio cimiteriale del Comune gli elenchi aggiornati dei confratelli aventi diritto alla tumulazione. In genere spetta alla Confraternita concessionaria la manutenzione della sepoltura e delle zone ricadenti nel perimetro dell’area in concessione (art. 63 D.P.R. 285/90). Ove infatti il sepolcro è stato realizzato dal concessionario-fondatore sul terreno dato in concessione, le opere murarie appartengono al concessionario per tutta la durata della concessione; come anche la manutenzione ordinaria e straordinaria nelle relative aree di rispetto, considerato che il concessionario è il proprietario del manufatto sepolcrale. Se invece i loculi sono stati costruiti dal Comune, e solo successivamente dati in concessione, la manutenzione ordinaria è di pertinenza del concessionario, mentre quella straordinaria è di pertinenza dell’Ente locale.
È previsto che il confratello avente diritto a sepoltura paghi una quota associativa iniziale ed una annuale, nella misura stabilita dal seggio direttivo, qualificata come contributo oblativo. Come già evidenziato, trattandosi di enti ecclesiastici che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, le Confraternite sono esentate dalla tenuta di scritture contabili e le operazioni effettuate non sono assoggettabili all’IVA, purché siano previste dallo Statuto e rientrino nelle finalità istituzionali (cfr. causale inserita nella ricevuta). Comunque è buona norma, anche ai fini della trasparenza amministrativa, tenere delle evidenze interne delle assegnazioni effettuate nel tempo dalla Confraternita.

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Quesito. Una Confraternita ha fine esclusivo di culto ed è munita di riconoscimento giuridico. Tale sodalizio vorrebbe organizzare una riffa di beneficenza. In palio non ci sono premi in denaro ma solo oggetti e/o alimenti offerti da benefattori. Si può fare? E se sì, si possono mettere in vendita i biglietti? 

Risposta. Per tale fattispecie si rinvia al D.P.R. 26 ottobre 2001 n. 430 - entrato in vigore il 12/4/2002 - ove nel Regolamento vengono precisati gli adempimenti (art.14). È prescritto che i rappresentanti legali degli enti organizzatori delle manifestazioni devono darne comunicazione, almeno 30 giorni prima, al Prefetto competente ed al Sindaco del Comune in cui è effettuata l'estrazione. Il Decreto elenca poi i documenti che devono essere allegati alla comunicazione di cui al comma 1, e precisamente: per le lotterie (2° comma) che devono avere dimensione locale (vendita entro la Provincia) con un tetto massimo di euro 51.645,69 di importo di biglietti emessi indipendentemente dal loro valore unitario: il regolamento nel quale sono indicati la quantità e la natura dei premi, il luogo ed il tempo fissati per l'estrazione e la consegna dei premi ai vincitori. Seguono poi le norme per le tombole e per le pesche e banchi di beneficenza, nonché i vari adempimenti connessi. 
 
Quesito. In una Confraternita si vuol sottoporre all’Assemblea la modifica di alcuni articoli dello statuto-regolamento. Si chiede di sapere se le vigenti normative, anche concordatarie, prevedono l’obbligatorietà di un notaio che convalidi le firme dei presenti. Si chiede altresì se il documento, una volta modificato, vada registrato e presso quali autorità.

Risposta.
Trattandosi di una “associazione di fedeli” disciplinata dal Diritto Canonico, non occorre la presenza di un notaio. Il nuovo statuto modificato deve essere invece approvato dall’Ordinario diocesano e successivamente registrato all’Agenzia delle Entrate.
 
Quesito. Una Confraternita è stata commissariata dall’Ordinario diocesano a causa delle dimissioni del Presidente. Si chiede di sapere, in assenza di norme esplicite, se un Presidente già dimissionario può essere nuovamente eletto a tale carica.

Risposta.
La nomina di un Commissario, da parte dell’Ordinario, è solo temporanea. Successivamente la Confraternita designa liberamente il Presidente ed i Consiglieri, a norma degli statuti, e a mente del can. 317 § 1 – se gli statuti non prevedono altro – spetta all’Autorità ecclesiastica confermare/nominare il Presidente eletto dalla stessa. Detto questo, è che chiaro che anche la stessa persona già dimissionaria possa essere nuovamente eletta, sempre che l’Ordinario a suo giudizio non rilevi cause ostative o di opportunità a che la persona in questione possa essere rieletta.

Quesito. Una Arciconfraternita – che si fregia storicamente del titolo di “Reale” – nacque per svolgere attività di beneficenza ed assistenza, ma oggi ha solo fine di culto ed è anche civilmente riconosciuta ai sensi delle normative vigenti. Si chiede di sapere se ci sono novità normative nell’ultimo biennio in materia di Confraternite, anche in riferimento all’eventuale mantenimento del titolo di “Reale”. Si chiede inoltre di sapere se esistano norme ostative circa l’uso del prefisso “Arci”, poiché tra i sodali è sorto il dubbio che – in caso di scioglimento – i beni del sodalizio possano essere reclamati dallo Stato. Ciò perché “Arci” – a detta di taluno – starebbe ad indicare una congregazione sovraparrocchiale (comunale) mentre invece le Confraternite devono insistere solo sul territorio d’una unica parrocchia.    

Risposta.
Nell’ultimo biennio nessuna nuova norma è stata emanata in materia di Confraternite, né dalla C.E.I. né dallo Stato italiano. Quanto al prefisso “Arci”, esso è solo un termine canonico puramente onorifico, al pari di Arcivescovo, Arciprete, Arcibasilica, ecc. che non produce alcun effetto di carattere civile e/o canonico, escluso per le Arciconfraternite romane che potevano aggregare a sé altre Confraternite ovunque esistenti. Quindi nulla a che vedere con Comuni, parrocchie, gestione di beni, ecc. Allo stesso modo, anche l’attributo di “Reale” deve intendersi come un titolo assolutamente onorifico.
Per il resto, ai sensi del Diritto Canonico la Confraternita è una “associazione di fedeli ecc.” circa la quale nulla fa riferimento ad una qualsivoglia delimitata area territoriale in cui debba operare, tranne che ciò sia invece stabilito da statuti propri o particolari o diocesani. Ciò detto, però, resta buona norma che le Confraternite cooperino con le parrocchie.



Sportello giuridico - Tradere 25

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Quesito. Una Confraternita sta per essere commissariata. Quali sono i passaggi attraverso i quali ciò avviene? Gli organi in carica devono essere preventivamente interpellati?

Risposta. L’intervento straordinario nell’amministrazione delle Confraternite è previsto e disciplinato dal Codice di Diritto Canonico, che al can. 318 così recita al § 1: “In circostanze speciali, se lo richiedono gravi motivi, l’autorità ecclesiastica di cui al can. 312 può designare un Commissario che in suo nome diriga temporaneamente l’associazione”. Trattandosi di intervento sostitutivo, lo stesso non può protrarsi a lungo, ma dovrebbe essere limitato al tempo necessario per il superamento delle anomalie eventualmente riscontrate. Peraltro, lo stesso can. 318, al § 2, così stabilisce: “Il moderatore di un’associazione pubblica di fedeli può essere rimosso, per giusta causa, da chi lo ha nominato o confermato, tuttavia dopo aver sentito sia il moderatore stesso, sia gli officiali maggiori dell’associazione, a norma degli statuti”. Di norma, comunque, la citata normativa è richiamata all’interno sia degli “schemi di statuto” elaborati dal Vescovo diocesano e sia degli statuti/regolamento adottati dal Centro Diocesano di riferimento.

Quesito.
Molte Confraternite “storiche” aventi scopo esclusivo o prevalente di culto (anche se poco o nulla attive) non hanno ancora chiesto l’accertamento, agli effetti civili, del fine di culto. Cosa occorre fare per provvedere in tal senso?

Risposta. Premesso che già i Patti concordatari del 1929 prevedevano che le Confraternite esistenti alla data del 7 giugno 1929 dovessero richiedere tale riconoscimento, mediante circolare del Ministero degli Interni n. 111 del 20 aprile 1998 sono stati stabiliti i documenti necessari da presentare per ottenere il riconoscimento ai fini civili dello scopo di culto. La circolare n. 28 del Comitato Enti e beni ecclesiastici della C.E.I. ha ben illustrato tutto ciò, corredandolo anche di un fac-simile di domanda, che potete anche richiedere alla Confederazione.
Ciò premesso, ecco intanto la lista dei documenti occorrenti:
  1. Istanza in bollo, datata e sottoscritta dal rappresentante legale;
  2. Assenso dell’Ordinario diocesano;
  3. Decreto di erezione canonica (munito di traduzione se scritto in latino) o, in mancanza, attestato sostitutivo dell’Ordinario diocesano;
  4. Verbale dell’assemblea della Confraternita, da cui risulti la volontà di chiedere il riconoscimento del fine prevalente o esclusivo di culto;
  5. Documenti comprovanti l’esistenza della Confraternita alla data del 7 giugno 1929;
  6. Statuto sociale;
  7. Prospetti economici analitici relativi all’ultimo quinquennio di attività della Confraternita, sottoscritti dal rappresentante legale;
  8. Relazione storico-illustrativa dettagliata inerente le vicende della Confraternita e l’attività svolta dall’origine fino alla data attuale, indicante anche il numero dei Confratelli e loro nominativi.
La domanda deve essere inviata al Ministero degli Interni per il tramite delle Prefetture.
 
Quesito. Una Confederazione diocesana, a fini di censimento, impone ad una Confraternita di dichiarare dati personali dei singoli confrati ed elementi del proprio stato economico-patrimoniale (beni mobili e immobili, ecc.) nonché gli estremi di eventuali conti correnti e le somme possedute. Poiché la Confraternita già adempie all’obbligo di sottoporre i propri bilanci all’Ordinario diocesano, sussiste l’obbligo di rispondere fornendo i dati richiesti?

Risposta.
In via ordinaria la suddetta Confederazione non può chiedere i dati in questione, poiché per la parte amministrativa la Confraternita risponde solo all’Ordinario, così come previsto dal Codice di Diritto Canonico e dallo Statuto, mentre per la richiesta dei dati riguardanti gli iscritti ci si deve attenere alla cosiddetta “legge sulla privacy”. Infatti, atteso che per quanto previsto da tale legge i dati di appartenenza ad una fede religiosa sono considerati “sensibili”, la comunicazione dei dati relativi può avvenire solo in presenza di espresso consenso dei titolari degli stessi, in mancanza del quale si possono prefigurare anche risvolti penali.
Ovviamente, se lo Statuto della Confederazione diocesana prevede diversamente, la Confraternita dovrà aderire alla richiesta, sempre che tali norme particolari non confliggano con l’ordinamento generale.
 
Quesito. Presso un importante Santuario risulta essere esistente, anche se “dormiente” da decenni, un’Arciconfraternita devozionale ivi istituita nel Cinquecento con Bolla pontificia. Poiché ultimamente sono pervenute diverse richieste di ammissione a tale Confraternita e vi è l’effettiva volontà di rivitalizzare il Sodalizio, quali sono i passi da compiere?
 
Risposta. Premesso che l’Arciconfraternita in questione è “associazione pubblica di fedeli” ai sensi del can. 298 del vigente C.D.C. si chiarisce quanto segue:
  1. Poiché il Sodalizio non è mai stato formalmente soppresso e atteso che non sono ancora trascorsi cento anni dalla morte dell’ultimo iscritto, si consiglia anzitutto di rinnovare lo Statuto in linea con il vigente C.D.C. e in armonia con le finalità istituzionali proprie;
  2. Anche se l’Arciconfraternita fu eretta con Bolla pontificia e il Santuario stesso sia soggetto alla S. Sede, la giurisdizione ordinaria sul sodalizio appartiene al Vescovo diocesano, quindi è sicuramente l’Ordinario ai sensi dei cann. 312 (§1, c 3°)-314-304-305 (§ 1 e 2) ad approvare il nuovo Statuto e nominare il nuovo Consiglio Direttivo.
  3. In ogni caso, le iscrizioni possono avvenire in qualunque momento, atteso che l’Arciconfraternita non è mai stata soppressa (can. 307).
  4. Come in antico, possono prevedersi diverse categorie di soci poiché ciò non è in contrasto col C.D.C.;
  5. I confratelli effettivi possono certamente svolgere servizio nel Santuario, ai sensi dei cann. 309 e 315;
  6. In via preliminare, per una Confraternita “dormiente” è opportuno chiedere all’Ordinario la nomina di un Commissario che gestisca il periodo transitorio di riattivazione, indi redigere un nuovo Statuto che – una volta approvato – consentirà di eleggere un Consiglio Direttivo che amministri il Sodalizio.


La Galleria del Santo Padre